Aforismi del Maestro Suzuki

L’uomo è figlio del suo ambiente.

Abilità sviluppa abilità.

Le corde non hanno anima; vibrano solamente attraverso il cuore di colui che le fa vibrare.

Quali uccelli hanno imparato a cantare leggendo?

Non hai bisogno di studiare solo il giorno in cui non mangi.

Non puoi forzare la crescita di una pianta tirandola per le foglie.

Un orecchio musicale è un’ attitudine umana che può essere sviluppata solo attraverso l’ascolto.

Il talento è comune, non lo è, invece, l’ambiente favorevole.

Il Maestro Shinichi Suzuki è nato in Giappone nel 1898, ed è morto nel suo centesimo anno di vita. Sono dieci anni che il Maestro non c’è più, ma migliaia di piccoli musicisti in tutto il mondo testimoniano ogni giorno il suo insegnamento e la sua fiducia nel futuro dell’umanità

Ma che cosa ha reso così conosciuto e diffuso il Suo metodo?

Il Maestro Suzuki ebbe la grande, geniale folgorazione che ogni bambino può imparare a suonare uno strumento musicale per imitazione, così come impara per imitazione a parlare lingue complicatissime quali il giapponese.

Lo chiamò metodo della “madre lingua”.

Suzuki era figlio del proprietario di una fabbrica di violini in Giappone. Manifestata l’intenzione di imparare a suonare il violino, dopo alterne vicende che non gli permettono subito di realizzare questo suo desiderio, parte alla volta dell’Europa per finalmente coronare questo sogno. Si ferma a Berlino dove può approfondire con il Maestro Klingler lo studio del violino, appena iniziato in Giappone. Suzuki non è un bambino, ha ben 22 anni. Viene a contatto con i più illustri musicisti del tempo e con scienziati ed intellettuali, primo fra tutti Albert Einstein, che era anche un ottimo violinista.

Nonostante tutto Suzuki ha difficoltà ad imparare il tedesco; si ferma in Europa otto anni, diviene cattolico e sposa una donna tedesca.

Tornato in Giappone forma un quartetto con i propri fratelli e si dedica all’insegnamento presso il Conservatorio Imperiale.

Un giorno un signore gli portò il figlio di quattro anni perché potesse prendere delle lezioni. Questa fu l’occasione che gli permise di elaborare il suo metodo. Suzuki non aveva mai avuto allievi così giovani e non era così convinto che il metodo tradizionale potesse essere valido in un caso simile. Nel cercare una soluzione a queste sue perplessità ebbe la geniale intuizione che sarà poi alla base del suo metodo: “tutti i bambini giapponesi parlano il giapponese”. Espressa in questi termini l’affermazione può risultare di una banalità sconvolgente, ma da questa semplice intuizione è stato elaborato un metodo che ha permesso a migliaia di bambini di tutto il mondo di mettersi alla prova come strumentisti con eccellenti risultati.

Convinto che ogni bambino sia dotato delle stesse capacità e che possa esternare il proprio talento se educato fin da giovanissimo, il Maestro Suzuki elabora un percorso di studio per il violino destinato a bambini piccolissimi, tre o quattro anni. Questa “educazione al talento” si basa sul processo di imitazione, sul ripetuto ascolto dei brani in registrazione e, soprattutto, sulla collaborazione assidua di un genitore che segue il bambino a lezione e nello studio a casa. Gli stessi genitori sono invitati ad imparare i primi rudimenti dello strumento in modo che i figli possano imitarli ed imparare a suonare. Così come il bambino impara anche le lingue più difficili sentendo i

propri genitori parlare così è in grado di suonare uno strumento se educato per tempo con un metodo appropriato.

Il concetto di disciplina, il rispetto dell’insegnante e del genitore, lo studio quotidiano e la ripetizione, il non procedere se non si è assimilato completamente ciò che si sta studiando sono condizioni assolutamente necessarie per la riuscita del metodo.

Si parte dalla convinzione che il potenziale è insito in ogni bambino, che la forza vitale (Ki) permette ad ogni essere umano di assimilare gli stimoli esterni e di far germogliare robuste piantine da semi ben piantati, che la costanza e la fiducia nel proprio potenziale possono superare anche i più grandi ostacoli. La pratica della ripetizione poi, cardine della filosofia zen e comune ad altre discipline giapponesi (ikebana, tiro con l’arco), è percorso sicuro per raggiungere l’obbiettivo e superare gli ostacoli; si penso che il Maestro Suzuki diceva ai propri allievi di ripetere 10.000 volte il passo difficile da assimilare!

Il bambino impara a suonare a memoria, solo successivamente studierà la scrittura musicale; quale usignolo impara a cantare leggendo?

Ogni bambino è figlio del proprio ambiente; se il bambino vive in un’atmosfera serena, se riceve stimoli positivi e viene incoraggiato nelle proprie attività crescerà sano sotto tutti gli aspetti. Se cresce in un ambiente malsano svilupperà cattive abitudini e potrà essere vittima di deviazioni o di comportamenti antisociali. Questo è un concetto comune alla moderna psicologia infantile che dà estrema importanza alla formazione dell’individuo fin dai primi mesi ed anni di vita.

Attraverso lo studio del violino, il bambino diventa perseverante, coltiva la propria pazienza, accresce la fiducia in sé, impara il rispetto del prossimo lavorando insieme agli altri bambini in un clima di collaborazione e non di competitività. Diviene quindi un essere umano realizzato ed equilibrato ed un buon cittadino. Anche se nel suo futuro non suonerà il suo strumento da professionista i suoi primi anni passati a studiare la musica con entusiasmo e disciplina avranno fatto di lui un essere educato ai valori fondamentali dell’umanità.

Il Maestro Suzuki era violinista, ma nel corso del tempo, grazie a collaboratori fidati, il metodo è stato adattato a molti altri strumenti. Oltre al violino c’è il violoncello, la chitarra, il flauto, il pianoforte, il contrabbasso, la viola, l’arpa, il mandolino ed il canto. In Italia vi è poi il Music Lullaby e il CML (Children’s Music Laboratory), importante apporto propedeutico alla metodologia Suzuki ideato dalla Prof.ssa Elena Enrico.

L’uomo di domani, pensava il Maestro, educato attraverso la musica ed abituato a ricercare la bellezza, rifuggirà la malvagità, l’invidia e la paura e dedicherà ogni momento della sua vita al rispetto del prossimo ed alla pace. L’uomo di domani può essere già fra di noi, inoltre noi che operiamo nel mondo musicale tutti i giorni, insegnando e suonando, ci stiamo rendendo conto del grande contributo che il Suo insegnamento ci ha fornito; molti ottimi musicisti hanno iniziato con il Suo metodo ed alle porte dei nostri Conservatori bussano sempre più spesso bambini provenienti dalle scuole in cui viene applicato il Suo insegnamento entusiasti e desiderosi di imparare ancora.

Sono ormai più di trent’anni che, grazie a Lee ed ad Antonio Mosca che per primi lo hanno introdotto in Italia, il metodo è applicato in molte scuole del nostro paese. In molte città vi sono “laboratori del talento” in cui con entusiasmo genitori ed insegnanti trasmettono ai bambini la meraviglia del discorso musicale; insegnanti che, dopo aver concluso i loro studi accademici, hanno pensato di allargare la loro visuale in una nuove direzioni, genitori che hanno pensato che l’educazione attraverso la musica sia fondamentale per i loro figli. Da questo connubio sono nate e nascono di continuo molte iniziative: orchestre giovanili che si impegnano a portare ovunque la bellezza della loro musica, convention di centinaia di bambini che parlano lingue diverse, ma che comunicano con i loro strumenti musicali, campi estivi in cui la natura e la musica tessono una trama di serenità e di bellezza attorno a bambini desiderosi di imparare.

Tutta questa vivace attività è coordinata dall’Istituto Suzuki Italiano che ha la facoltà di approvare i corsi proposti in Italia e di difendere il metodo di insegnamento del Maestro Suzuki da eventuali abusi.

Tutti gli insegnanti devono aver seguito i corsi di formazione e devono aver superato l’esame per il livello raggiunto; essi possono insegnare solamente il livello posseduto, dopo il III° si è insegnanti Suzuki a tutti gli effetti. Molti approfondiscono poi la loro preparazione spingendosi fino al V° livello, l’ultimo previsto.

Anche i corsi di formazione sono gestiti dall’Istituto Suzuki attraverso gli insegnanti formatori. Gli esami si svolgono di fronte ad una commissione composta da educatori Suzuki europei, appositamente convocati. Ogni candidato deve saper eseguire a memoria, secondo i dettami tecnici del Maestro Suzuki, i brani compresi nei volumi corrispondenti al livello e deve conoscere i punti importanti di ogni brano (teaching points); dopo l’esecuzione vi sarà una prova di lezione con un allievo ed il proprio genitore e poi l’analisi della tesi proposta su argomento precedentemente concordato.

La preparazione dei docenti Suzuki è quindi molto approfondita e certamente non è frutto di improvvisazione; importante è anche la statura morale del docente; in un processo di imitazione e nell’ambito di un percorso educativo molto preciso questo aspetto non è certo da sottovalutare.

Il Consiglio Direttivo dell’ISI, la cui Presidente attuale è la Prof.ssa Fiorenza Rosi, si riunisce spesso presso la scuola Suzuki di Bologna per approvare le molte proposte di attivazione di nuovi corsi in Italia, per promuovere nuove iniziative atte a diffondere ancor di più questa metodologia e per approfondire gli aspetti della filosofia e della didattica.

Sul sito dell’Istituto; il cui indirizzo è www.metodosuzuki.it si può trovare l’elenco di tutti i corsi attivati in Italia, nuove iniziative e attività , e molti documenti atti ad illustrare il metodo e la sua filosofia.

Enrico Massimino

Un omaggio al Maestro Shinichi Suzuki ed al suo messaggio di pace a dieci anni dalla scomparsa.

Articolo apparso nel II° numero della rivista “A tutto Arco” edita dall’ESTA European String Teachers Association Italiana nella primavera 2009